DORVAL È VIRGINIA
DRAMMA SEMISERIO PER MUSICA
DA RAPPRESEijTARSI
NEL TEATRO DI S, A. S„
IL SIGNOR
PRINCIPE DI CARIGNANO
N(l Carnovale del 1799 »« «^^o
i
TORINO
.P£R GIAMBATISTA FONTANA
cm ptrmif sione
ATTORI
€a^RMON:r padre di ^
// sìsi^^r Filippo 'Seftssl
VIRGINIA
La signora Eufemìa Ekart
MAaGHElITA madre di
La signora Giuditta Serafini
DORVAL
// sizno^ Andrea No^^an
DOMINGO Moro faifiigjiare di Clermont
// sì^ftor Pio Cattaneo
M.r DE LA BORDONE' Governatore dell Boia
// signor Michel Angelo Pevereré
ZABI schiavo di M.r LiBordonè
// signor Pietro Zappini
BERVIL Caortaio dei porto
// signor N,
Coro f^e* Mori
Comparse di Marinari
La sicena si finge in uri* isph d- America
ia musica è del celebre maestro Buccherini.
copia della musica si distribuisce dal sig,
Francesco Pessagno Copista della R, Cappella.
€ Camera^ abitante avanti Casa Pertengo isola
5. Federico n, 92 pcrta. n, 924 al quaria piano.
Il scenario dev'Opera e Balli è d'invenzione
id 'rsccuztowe del sig.AntonioBaila Milanese.
lì vestiario dell'Opera e Balli è di ricca e vaga
invenzione del sig. Liiigì Magrini Milaneser
ti Balli sono cdmpostl e diretti dal si^mr
Leopoldo Campilli
PrÌ7hi Ballerini serj assoluti
Sig. 9|aeomo Gc ntili Sig. Gioànna Campilli
Primo Grottesco^ e Ballerino per le parti
Sig. Vincenzo Montagnani
Primi Grotteschi a perfetta vicenda estratti a sorte
li signori
Annun?iiata P^lach'ini Teresa fixunettì
?4arco Rossetti Francesco Pirola Luigi Testa
Primi Ballerini di me^o carattere
fuori dt^ concerti
Sig. Carlo Arrùfàti Sig. Rachele Spezia
Primo Amorino
Sig. Pierino C^uapilli
Altri due Amorini
Ballerini c Ballerine dtl concerto coppie 8<»
BALLO PRIMO
AMINTA PERSEGUITATO DA CIRCÈ
SECONDO
GIANNINA E BRUNELLI
OSSIA
IL CACCIATORE INNAMORATO
Vedasi in fine la descrizione del primo Balle.
Primo Violino , € Direttore dell* orchestra
Sig. Vittorio C navasso virtuoso di Cambra c
Cappella di S. M-
6apo de^secondi
Sig, Felice Radicati virtuoso di Cappella c
Camera di S.
Primo Violino de* Balli
Sig. Carlo Canavasso virtuoso di Corno ti
Caccia di Camera e Cappe Ila di S.
Prima Viola
Sig. Caiposso
Primo Obhoe
Sig. Guglielmo Vignerà Xi'*^^^
Prima Clarinetta
Sig- Adami primo virtuoso di Clarineua ff
Camera e Cappella di S. M.
Primo, Corno da Caccia
Sig. Maro.
Al Cembalo
Sig. maestro Luigi Compoftino
Primo Violoncello
Sig. Paolo Canavassi virtuoso di Violoiiccll©
alla Cappella e Camera di S. M.
Primo Contratasso
Sig. Giuseppe Ardriolo virtuoso di Contra-
basso alla Cappella e Camera di M,
Suggeritore
Ni^olao GHone suonatore di viola di Q^p^
pella e Camera di S. M.
ATTO PRIMO ■
SCENA PRIMA
Bofco.
Dorvalf e Vir§lni<i sQtf gli albiri.
Dor. ira, cara Virginia,
II turbiné è passato.
Vir. Ah ! Dorvall^ , Dorvalle !
Sempre id>qéeste foreste
Minacciai! Je tempeste ,
E qual è la cagione ?
Dar. Siamo nella stagion: osserva , amica.
Vir. Oh bello ! bello in vero !
Questo che cosa è mai?
£>#r. L'arco celeste, che il sercn ci dona.
Vir. Amico mio, perdona.
Giacché noi siamo in quest' erma foresta»
D'una grazia ti priego.
Dor. A degno intcrcessor nulla mai niego:
Dimmi , che cosa brami ì
Vir. Ah! Dorvalle, se m'ami.
Cantami una canzone .
Che il buon Moro Domingo t'ha insegnala.
£>(?r. Altro non vuoi da me ? sei consolata.
Se miro un bel visetto.
Un non so che mi sentó^
Per cui mi batte il petto
Con dolce moto il con
Vìr> Oh che bella canzone !
Dor. Sé questa hai gradita »
Ora ti prego anch' io
D*un tal (lìvoxt
Canta quella che sai
Che mi consola il core,
Vir. Per compiacr rti, o caro,
E cosa non farei ?
Canterò se lo brami.
Perchè cortcnro sci.
Piaceri soavi di questo mio core
Crescete, venue al caro mio sen.
Che lieti noi due al fine vivremo.
Felici saremo con tutto il candor,
Cor.Bvava! evviva, evviva!"*
Ti renio grpxie di t^l cortése tratto,
Ma..., canti molto bene,
O mio tesoro amato.
Vir. Eh! sì sì.....
Ma scordarmi non posso
Di tua cannone.
25^/-. Essa lusingai troppo
II tenero amor mio ;
Sai bene che la mia madre
Piena per me d'amore
Unitamente al .uo
Anvabil genitorè
Cercano un imeneo....
Vir. Ahi bene, bene... allor discorreremo..,,
£>or. Tu arrossisci? e perchè? Ah! cara amica,
La tenera. 7^za nostra, il nostro amore.
Che dagli arni più verdi mai s*è spento,
Sospirar mi fa sempie un tal momento.
Vir, Sospiro ancor io,
E quando i! padre mio
5
Non riprovi un tal laccio,
lo sarò tua. Ma intanto
Quale saià la via che al patrio^ alberga
Ci guiderà ficuri? Ah ch'io mi sento
Per la fame svenire. '
Dor, Prendi , se vuoi ristoro.
le moura un cestello di fiori
Vir, Ahi Dorvirlle, Doyvalle....^ spaventat€
Dor. E che ti turba mai?
Fir. Mira, mira, Dor -'ai, quel brutto Moro,
Ohimè ! mi fa paura.
Dcr. Dorval è teco, vivi pur sicura^
Zahi strascinandosi lun^o gli alberi ^ e dnci,
Vtr. Ah poverino ! in qual stato si trova I
£>or.Ah che il parlar non giova!
Io corro a sostenerlo,
Vir, Ah no ! ti ferma , o caro »
Che può farti del male.
/}(?;. Io non temo di nulla.
Venite , bu n tmico ,
Sedete in questo sasso. * l'ajutu a sedere
Za^. Ahimè! son rovinato.
Vir. Cae vi sentite, o Moro sventurato?
Zab. Fame , e poi fame ,
Io fuggo il mio padrone, che m'ha venduto
Ad un altrt) padrone di taccia austera.
Che dall'isola parte quersta sera.
Z>>or. Ebbene non temete ;
E se bisogno avete
SCENA IL
4
Di ristorarvi uft poco ,
Virginia vi darà cjuanto qui abbiamo,
P^ir. Sì, si, con tutto ii cuor ve lo doniamo.
^ z E' povero il dono.
Ma il core accogliete.
Se grato mi siete
Non ho che bramar.
Zah, Ah ! voi mi dcn;jtc
E vita, e vigore^ .
I! grato mi© cuore
Non posso spiegar.
Venite, caro ami^o ,
Venite a c^sa nostra.
Che insieme con Domingo
Mi porgerete ajuto.
^^.Ohimè! viene il padrone, io son perduto.
f'^ir. Che faccia d*ass?ssino I
Asconditi, o buon Moro»
* E tu a me t'avvicina* c Dorval
SCENA IIL
Birvìl con Mori 9 che incatindn^ Zabt
Ber, incateni costui.
ZakVì ammazzo tutti e tre, se mi legate.
l^ir. Via, non lo strapazzate.
Non vedete eh* ei, piange?
2?or. Alfine ei non fuggiva.
Ma qui del fiume in riva
Ci facea compagnia.
Sir. La grazia gli sia fatta, io vado vh, partì
Grazie, mio buon padrone»
Fif, Ti ricorda di noi
Zak Ch^ io mi scorda di voi giovani amati ?
Gii occhi da un ciarlatan mi siao cavati*
Se mi ricorderò?
Se grato vi sarò ?
Dal nascer dell'aurora
Sino al cader del giorno
Io vi ringrazicrò-.*-»
Si mi ricorderò»
Fra le fatic: c ancora
Colla stanchezza intorno
Presenti ognor v'avrò.
Se mi ricorderò! p.sQnSmiLtMm
SCENA IV.
Virginia y € DorvaL
T
Dùr. Il Moretto è partito.
Ora che soli si-mo.
La nostra f me ancor saziar possiamo,
Vir. Intanto tu potresti
Sull* àlbero vicino
Sollecito salir: io qui di sotto
Lf frutta staccheiò.
i?tff. Eccomi ptoEto,
Ma tu che mi darai ?
T/V. Presto dammi le frutta, e lo vedrai.
Dor. La lusinga sui ramo mi tiene,
T*hf SCI vita, ma il premio dov*è?
Vir, La promessa da me si mantiene,
SiamrrJ . ttento, v-cco il premio per te,
Dor. Ah sorella! bugiardo è il tuo dono.
Non scherzar, fa da vero con me.
6
Vir. No fratello, ti basti il mio dono,
Non avrai più per ora da me.
Vìr. Presto presto, Dorval, non perdiam tempo
to$r. Io SOn con te ^ cor mio. va per partin
SCENA V. '
Domingo^ e detth
Ah ! mio Domingo....
Dom. Frasconcelli sì son io.
Che vi cerca che vi brama
Perchè sssai gli sta^e a cor.
P^^r.Non ti sdegnar mio buon Domingo:
Scusami , e saprà mia ihàdrt...,
Dom. V snra madre poveretta
Mi mandò per voi di fretta,
E' reste ta appassionata ,
Piango anch' io del suo dolor.
Tir. Ah Domingo non mortificare il mio Dor-
val!^
Io racconteiò alla sua genitrice , e a mio
padre...
Dom^ V stro padre è in gran timore.
Prova un sommo batticore..,.
Vir, Dor.ììcn sgridarci ^ ognor vicini
Noi staremo ai genitor.
Dom. Ah mici cari paoron ini !
I) vi sgrido per amor.
i^<?r. Questi chi. sono mai? Compariscono
ì Mori ^ e p affando il fiume raccolgono
dei vinchi^ e ne fanno un tessuto pcf
passare Virginia.
Dom,$on nostri buoni amici ^
Che in traccia van di voi.
Dor. Amici soni oh cieli felici noi* '
Dorval^ Virgima^ Domingo f t Mori»
Tutti Per Zabi misero
Noi grati fiamo
A quella tenera
Vvoftia pietà.
Dar. Ah bucane genti !
Che far volete?
Dom. Flèmma, e vedrete
Come si fa.
Tutti Ecco un innesto^
Di rami c fiori j>
Su via sedete
S^nza timon
Vir. Dor\ Ma poi ? /
Dom. Qual dubbio?
Dot. Ma tu? ^
Dom. Vi seguito.
Tutti Noi vi peniamo ai genitor*
Virginia, si f de sopra il tessuto ài ramiy
dove le dà mano Domingo , e i Mori
la fef^uitano.
Vir. Dor. Oh quanto giubbilo provo nel cor^
Dom, Allegramente sei^za timor.
Jutti Noi VI portiamo ai gtnitcr.
partono tutti insieme
SCENA VI.
Giardino di Clermont.
Margherita , e CUrment»
&€u A h ! cara Margherita
Dove saranno mai
Del nostro amore i pegni ì
MurMi st5Ìace che Domingo
Ancor non sia tornato.
CUr.'E dove il rio destin PaVrà pe^rtato?
MarM^ intanto la tua storia
Cominuar ti piaccia,
^ dimmi per hè mai
La Francia abbandonasti?
€l€r,A te saper S' 1 basti
Che un nodo disuguale mi rese odioso
Apparenti ed amici. Io qui ne venni
Coli* amc't^ consorte
La quale poscia morì. Restommi solo
La mia cara Virginia,
Del coniugale amore frutto si raro.
Che della vita mia m'è assai più caro.
MarMà tu da' tuoi parenti
Nulla speri ottener.
C/rr.Monsieur la Bord^nè
Presidente dell'isola fia poco
Di madama Smfar, ricca mia zia.
Novelle recherà, e spero allora...^
SCENA VII, ,
Di la Bordone , € detti,
J'ar, Glermont mio caro atnico..,..
CUr.AÌ mio seno vi stringo.
Madama di Sanfar si è placata.
Cler. Oh che nuova impensata l
BonUo meco sul vascello
Un bau! che a momenti
A voi sarà recato.
E questa qui è la lettera
Che Madama vi manda. li dàh lettera
C/er. Vediamo cosa comanda. Ug^e
Ohimè! che legge iniqua!
Colpe? La figlia mia...
Pretende aver eoa se ? Barbara aia!
SonOt via> non più parole;
Pensate accasi vostri.
Se meco vien la figlia
La sorte cangiereie .
Ma se meco non vien voi perirete,
Afar.Per quanto tera^ mai?
C/m Per pochi mesi. S*ella non parte
Perdiam nostra fortuna.
Man Partirà sènza il padre?
C/er. Ohimè! qua! ricordo! che sento!
Come soffrir potrò^ sì gran tormento?
SCENA VIIL
Virginia f Dorval^ e deteié
O^r.j^/Iadre mia, madre mia! didentro
Aftfr.Ecco che tojrna il figlio,
N??scohdi agPocchi lor Tumido ciglio.
yir. ( Caro padre !
Doni Cara inaOre^
Figli amati 1
Vìr I
Dar.} '^'^^^ P^^ lascicrò.
C^er?f "^^^ P^^ ci lascieranno^
Vir, No: vi cesta troppo aff «ho.
Dor. Sempre appresso vi starò.
Mar. Ahi mai più o lascierannOe
CI r. PjO resistere non so.
AiarJ^ quali angustie mai
Voi ci avete làsci?.ti!
Cler, Ma dove siete stati !
Dor.Gìù per la- valle sulla riva del fiume.
Come è nostro costume.
Ah! cara madre non pariirem mai piiì.
Vir. I > lo prometto al cielo..
Dor, Ma. il mio caro Dommgo
Io qui non veo:go. Ah! ch'io
Desio vederlo. Or or firò ritorno, /?^rre
Vìr, CaroDorvalle mio!.... aadio, buon giorno.
lo guarda con atteniiane
SCENA IX.
Clermonty Margherita, e Virginia.
Ckr. io non posso mirarla.
Ne trattenere il pianto, pi&ngt
Vir, Se un guardo ci non mi dona ,
Egli è segno evidente,
Che meco sia sdegnato.
Ah padre l ah padre amato !
E d'onde nasce l'inquietudine voftra? .
Cler.E perchè mai brami ch'io parta?
f^r. Férma, ferma, credea
Più tenero il tuo cor. Dalla tua figlia
Tu cerchi un vero amore, non cerchi invano.
Baibaro è bène il fato
Se mi lascia così in questo stato.
Ah ! più non chiedo , o padre ^
Che scingervi al mio seno
Per potermi chianiar
Felice appieno.
Come pòrria' resistere
II mio figliale amore
Vedendo il genitore
Privo d'amor per me ì
Le smanie che mi sento ,
Il duol che mi funesta,
Tutto è per m^ tormento,
E' affanno a questo cor.
La sorte mia funesta
Forse cangiar si può ,
Deh ! padre mi donate
La pace che non ho*
SCENA X
Margarita e CUfmen:
ì cara Margarita»
L'avete voi sentita?
A/«r.Eh non dovete voi
Dà un affetto soverchio^
Lasciarvi trasportare.
CUr» Sì , sì mia cara amica ,
RafFieiiarmi saprò ; lo giuro. Infanto
Le chiavi del b^ule a voi consegno.
Voi 1* aprirete : e intanto...
Ah ! mi sento morir, m* uccide il pianto.
DomX Jovt è andato, o Signora,
C ermom il mio padrone?
Aftfr. Che volete Domingo?
£>o/7z.EgIi è questo un baule.
Che pesa più d*un morto...
MarSì , ho capito.
Mettilo là in quel cantone.
i3or. Chi è mai codesta geme?
Quello cos' è?
Davz.QuelJo , quello è un baule, non lo ve-
dete ?
J\f^zr. Queste chiavi prendete.
Apritelo, da poi
li dà le chiavi
SCENA XI
parte
Domingo con alcuni Mori^ che portano un baule y
Margarita j indi Dorval
Vedrete ancora voi
Quanto a Virginia hclh
Regala la sua zia. Domingo apre il hauU
D^ir.Oh bclia in fede miai
Ma questa che cos* è ì prende ma enfia
Mar. E' una cuffia alla moda.
Dot. Oh I buono , oh buono ; e questi ?
facrndg fumare lì denoji
Mar.Tìin^oTo per Virginia,
Dar. Oh che bella fonura!
Oh cJie buona parente l
Ah! che dici Domingo? Un astro» ufì
sole
Sembrerà la Virginia,
Ditelo voi , madre mia*
Mar.Lz beltà spesse volte è di periglio.
L'onestade è più bella, o cara figlio.
Dor, Ma dov* è mai Virginia ì
Vanne in cerca , Domingo ,
Dille , che quà ne ver^ga.
Ah I quando m* è lontana io peno , ìq
moro.
/>am.Pìgliate me per lei , benché sia more?.
PonLà dol:e idea m'allctta
Nel figurarla adorna, e a me presente,
Qual soave piacer l* alma ne sente!
Scn^o che son vicino
Al mio magdor contento ;
£• questo il bel momento
Di mia felicità.
Che dolci smanie io provo;
V ardore in cui mi xtQrQ
Briliarc il mv fa. *
M
Po/w.Cosa ne dite voi?
H'ì preso poco sbaglio?^
iW^r.Domingo , io qui ti lascio.
Se venisse Virginia,
Dille, che venga a me.
Dofh. Ah sì Signora,
Adesso che son solo
Vo* provarmi una cuffia.
si pone U cuffia in tesrti
Forse che non sto btne ?
Ma sento che qualcuno qui sen viene.
ripone la cuffia.
SCENA XII
Clermont e detto
CUr.Pi.hl Domingo» Domingo*,-
Dom Aìi ero il mio padrone ,
Perchè cosi agitato ?
C/^r. Virginia , la hi;a figlia ,
Deve partir di quà.
Dom,Oh ^'ccchia maledetta.
C/rr. ta rudele mia 2121
La cniama in Normandia,
E se di andar colà non ha lei voglia
D' ogni sua eredità tosto la spoglia.
Ma viene Margherita.
SCENA XIII
Margarita y Virginia^ e detti
Mar^Sfìtgình vostra figlia
Ecco che a voi ne viene*
Vlrg.03L che io vi ho lasciato
Così mesto , e turbato.
Non ho quiete, ne pace.
Ah ! carp genitore....
Ma cos*è questa roba?>.» a chi appartiene?
Ckr.E questo è un bel presente
Che ti fa una parente ,
Che abbiamo nella Francia^
riz-^.Oh belle, eh belle veftil
Cler.Stnxi però Virginia,
Cosa la zia pretende ,
In questo foglio il leggi,
E poscia al gran dolore , dimmi se i^g^iì
U dà la Uttira
^/>g Cerne? ch'io parta tosto,
E mio padre abbandoni
^Ah padre !,., l'h! caro padre...
CUr. Ah resister noti so. Stelle I che pena.
Cieli» che amaro istante!
Già mi manca nel sen l' alma tremante^
Freddo sudor m' innonda.
Palpito , gelo , e tremo.
Intorno mi circonda
Di morte il nero orror.
Figlia, mio ben, mia vita.
Cedi a! destino, e parti;
Ah! sento nel lasciarti,
CKe mi si spezza il cor.
^zVg.Caro padre; che dite?
Dunque dovrò partire ?
MarM^ via, per pochi mesi..*
Dom.Dà poi verrete qui raccg , e, piena d*qro,
E vi mariterete.
i6
10 poi per primo capo
Sarò, già ci s* intende,
11 cavalle r servente;
Andate pure, e non pensate a niente:
yirg.Oh Dio!... che fo che penso?...
Mar.
CUr.a 3 Essa vacilla , e trema:
Dom.
Virg. Amor quà m* incatena ,
Dov<y: panir mi fa
Quest*aJma desolata
Risolvere non sa.
CUr
Mar m 1 ^^^^^"^^ ^ ^tm
Dom Risolvere non sa,
SCENA XIV.
Dorvaly Zahiy e detti
M ia cara sorella...
Che lieta novella!,..
Ma che?... tu sospiri...
Perchè quel penar?...
Virg. Spiegarti vorrei...
Mi sento mancar.
Don Mio padre per lei
Mi togli d' a%nno.
Cler. Ah sappi!... Conviene...
Non posso parlar.
Dcr, Tu , madre , ragiona.
Mar. Ah figlio, deh tacii
l^or. Ognun m' abbandona !
^ * E dove mancai ?
Perdono , se errai ,
Ma it fallo non so.
a 4 Tu colpa non hai ,
Pili dirti non so.
CUr, . Perchè mai da un padre amato
Vìr^. Tu la iìgiii^ involi , oh sorte l
Mar. Qual functto ?moro istante !
Dom, Giusto ci; 1 ! che crudeltà!
Dor. Chi mi guarda,, chi sospira.
Tace ognun, parlar non
Ed ìq pur non so perchè
Incantato resto quà.
Fine df IV atto prl::^^
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA
Gkrdino di Clermont
Margarita^ Virginia^ Domingo f t pQÌ ZaiL
Mar. onsohti y Virginia ,
Presto ritornerai.
Virg Oh Dio ! mi trema il core»
Sento... che vien Zabi.
Che si vuole da me?
Zah,, Monsieur la Bordonè
Vi avverte ; che fra poco
Verrà da vostro padre in questo I eco.
Vir^.ChQ indmazion crudele !
Amica, ahi ca a madre,
P date mio Dorval, parlate ti padre;
E^e a D rval amato.
Voi di me ramm^^ntate
Le crudeli mie pene a lui narratc/tfm
SCENA II
Margarita » Zali 5 e Domingo,
Mar.LJuxìqae per quel che sent©
Vcà presto panirete^
ZabS^ il cielo , il mare , il vent© Io pei
Mar.Tutto vi sia .propizio ;
Oh partenza I oh distacco J oh precipizio!
parti-
Zab, Amico caro a rivederci.
a Domingo in atto di partire
Dom.kmìco caro, aspetta.
Zab,.Mz ti dico , che ho fretta,
Dom,E a me non preme ltì fico.
Zai. Mu se ho fretta , ti dico. Oh questa è
bellat
Dom.O beila , o brutta i io vo' dirtela tutta»
Zàb. M.^ questo è un gran tormento.
Z>^//z.Aspetta , apri le crecchie , e stammi
attento.
Ricordatevi che avete
Un tesoro sul vascello
Di Virginia, già sapete,
Che m'intendo di parlar.
Zaò. Ho capito; ma vi prego...
Non ho tem*po d' ascoltar.
Dom, Ma vi prego d'ascoltar.
Non vorrei che alcun con lei
Diventasse impertinente ; —
E potria..' ilon sarà niante...
Ma vedete... in mezzo al maxè
Si può dire... si può fare...
Dopo fatta... corri, corri.
Non si f)uò pili rimediar.
Zab, State quieto. ^
Dom. Ma ascoltate
ZaL Non ho tempo...
D&m. Un momentino.
Zal. Ma non posso,
Dom. Un tamioin©.
Zak Oh lav^clateini in malora.
Mi volete far crepar.
Dom^ Guarda, guarda che impaziente.
Non si può con lui parlar.
Zaii partft
SCENA III
Domingo f e Dorval
Dor.iDov'c, dov'è Virginia?
Ah povcr«-tto me ! ssci smdm0f&
i7pff:.Pad'one , cosa c'è?
DonLi mia Viiginia "
Mi vogliono rapire.
Ma prima questo sen debbono aprire.
SCENA IV.
Virginia , e detttf
FìrgX^^ioè ? cosa vuol dire ì c^^ìtatti:
i3<?r. Senti, Virginia mia.
Tu giungi a tempo. E' vero.
Che presto partirai da questo loco?
F/Vg.Via , via non tanto foco ,
leggio obbedire il padre.
D^r.E vuoi lasciar Dorvalle?
Oh Dio , che fiera pena !
Ah prendi, c di tua man tosto mi svena,
cava ftiliì
Ah se tu parti, o cara.
Viver più non potrei ,
Duolo spieiato mio compagno sarebbe »
E vuoi abbandonarmi
Idolo mio ?
Ah che nei petto io sento
Tremare oh ni?mi! il cot,
E temo oh Dio ! di perdere
L' amato mio tesor.
Quai frmiti, quai palpiti!
Oh giusto del, pitià t
Ah che suà di mf^l
Tutto trcm:r mi fa.
Mi quai fremiti, quai palpiti!
Oh giusto ciel , pietà !
E temo oh Dio! di perdere
ia cari padrona ,
E pf^rchè iri3J sì mesta ì
Se p rtir dee Virginia
U ì giorno poi rtorncià più liewi,
^ar.Ques^a speme non vieu
Uh affanno al mio cor.
Vrder il figlio
Sconsolato * ed afflitto.,.
Ah che a sì ficr dolore
Resiste appena il mio materno amore ^
/5<?/».Coniro il Gi 1 chi può mai
Rt^sis^ere , o pugnar?
Mar, )a che son nata
Ebbi contro il dcstin, e più non spero
V amato mio jesor»
SCENA V
Domingo ) e Mar^arlm
Sereno il citi , ms ógrjr;T rorbido , e
nero.
Sereno raggio
Di lieta calma.
Non vien più I' alma
A consolar.
Neppur diletto ,
Neppur dolcezza.
Il liostro petto
N n sa provar. p^^^^
SCENA VI,
Virginia ^ pei Clermont ^ Domingo y e monsìem
La Bordoni,
uelli ssran que* fiori ^
Che lungi che sarò dal suo sembiante
Ramtnenterarno i nostri puri amori.
Dorval... ah padre mi. ,
Dunque dovrò partire ?
C/er. Figlia , fatti corrggio,
E g-i smarriti s^nsi accogli , e aduna ^
Che toffiieiti ron vo' tanta fortuna.
DomNìtn Monsieur Bordonè.
Bor. Piesio , presto. Virginia,
Non V' è tempo da perdere ;
Favorevole è il vento... e non vorrei...
C/^r. Anche il vento congiura a' danni miei...
VirgVcdiQ , la sicurezza
Di tornar con prestezza ,
C^n sorte si felice
C^traggiosa mi rende, e d' arder piena;
Che àicc il vostro cor? debbo partire ?
23
Fiorila , 56 del mio tote
Xe voci ascolto io non ti lascio , c ua
giorno
Colla mia piangerai
La tua felicità. Va , tuo compagno
Sarà I* alfjito mio/
Rammenta il genitor... mia figlia.^,' addio-
Vanne o cara, e di tua sorte
Non temer; ti guida il fato;
Tornerai felice a lato
Dell» amato genitor.
Ah lasciarla oh Oio non posso I
E lasciarla r>h Die dovrò l
Ah fr i tanti affanni miei
Pia speranza al cor non ho^ pmr
SCENA m
Margarita ^ e Virginia r.
J^rr^.Povero padre !
Amato mio Oorva^le ,
la quali angustie
Or mi ritrovo avvolta?
Piacesse al Cielo ,
Che cangiare potessi •
La crudele mia sorte !
Mar.Oh mia cara Virginia,
Ecco che raccolti sono
I vaghi fiori ,
Che consegnar io devo
Al caro tuo DorvaL
F/Vjf.E non per ancne
Tu il vedesti, amabile Margarita^
Af^r. Ancor noi vidi.
1^rg,^mì di quà poC anzi.., '
Quanto ne godeva...
V..nne, Io cerca ,
SolleGua gli reca./,
Mar^Oh quanto io ne godo
Nel cómpiàcerti , amica.
Ancor ir^ rttl mio sen
Provo 1* amore ,
Onde non so negarti un tal favore
rir^.Dch ! madre non piangete ;
Vedrete , si vedrete
Il mio coraggio ,
E con quanto valor
Seejuir men vo* il destino
D' avverso fato.
Vi lascio, sì vi lascio.
Oh cara madre amata,
Qùant' è il duolt) ,
Ch' io sento in petto ,
No. spiegarlo non poss'iOp
E voi dite ali* idol mio.
Che gii lascio questo cor.
Palpitar il cor mi sento
Nel dovervi abbandf nan
Smanie, affanni, idee feroci.
Da voi tutti alfih qut st* alm^-
Questo cor s' involerà.
SGENA Vìa
Dorval , € Domingo
Dpm.^h non credeva mai.,.
Dar Dimmi , Domingo mio ,
Dimmi la verità ; cosa han risolto ?
Z>am.Virginia partir deve,
E partire questa sera.
Dor. Ahi faccia di galera.
Con tal franchezza il dici?
Dom,Auzi a dirvela schietta
L* ho consigliara io stesso alla partenza,
£>4^f. Barbaro..* eterni Dei!
Tutto il mondo congiura a' danni miei,
Presro , ^a da Virginia ,
Dille , che Jii mare è infido;
Dille , che in questo lido
Il ciel, la terra, amore, e l'amicizia
La V' glion meco unita, , ^
E s* ella partirà pejd* io la viti,
Dom.Ygido * e vi servo subito, .
Oor Mi cosa le dirai?
DomXt dirò, che qui resti, e ch'io sbagiiaL
Le diiò per buon principio.
Che un grand* asino son io...
Ho sbagliato , signor mio ,
Torno adesso a principiar.
Le dirò, che la parente.
Anzi il mare... no la terra ,
Anzi il cielo... perdonate:
Che vicino la bramate,
E di qua non deve atidar
i6
perchè poi con buena grazia...
Se non sbaglio... verbìgrasia*.»
L* amicizia coli' amore
Parentela avrà da far.
Vado , vado , parto , torno ;
Dammi tempo , e lascia fu. parti
SGENA IX,
Dorval , € poi Virginia
Dar. Ah ! che pena crudele :
L' unico mio tesoro
Dunque perder dovrò ?
t^irg.ho y no Dorvalle mio, ritornerò.
Ah! se sapesti, amico,
Quanto costi al mio cor la mia partenra!
Fra il padre, e fra 1* amico
Ho diviso il mio core.
£)or Ma io non reggo al dolore.
Virg.P'itg^ la fronte, o caro^
Al voleri del Cielo»
Sarò sempre per te fida, e amorosa,
E se tu mi verrai sarò tua sposa.
J?^r. Parti dunque , o ben mio, che non ho
core
Vederti perder così gran fortuna.
Virg. Junque , Dorvalle , addio.
Dor. Ah ! per pittà se m' ami
Non ti staccar di me. R.'sta.., che dico?
F/>o;.Oh! Dio ti pentì, amico?
Ah ! eh* io vacillo , e cedo ,
Se tu piangi , ben mio ; - —
E se qui vuoi restai , qui rerto anch*ia
Tu sei la mia ^pei'anza ,
La mia felicità.
Ah! senza te qu^st* alma
^ Piacer trovar non sa.
Dor. Che dolce istante è questo !
Virg. Oh quale è il mio contento!
Per me più bel momento
^ Di questo non si dà.
Margherita y CU r moni e ^ detti ^ Domingo ^
Mar- V irginia» vostro padre
Or va in traccia di voi. ^
Dar, Madre mia non sapete ?
Virginia più non parte.
Mar.Comc , perchè ? che dici ?
Dor.ìioi saremo infelici.
Mar.Ncn più parlar, Dorval , io te T im-
pongo.
E tu , c?ra Virv^inia...-
Cler, Ahi cara figlia mia....
Dor, Ma perchè , giusti Dei !
Permetter non volete
ChMo pana insiem con lei -!
Mar,Chì poi consolerebbe
L' afflitto di lui padre ?
E se tu parti, o figlio.
Chi consolerà tua madre ?
Fir, Ohimè ! sento il segnale.
odesi in lontano un suon4 dì tamiurrc
SCENA X.
e La Bordone ^ tutti a suo tempo.
Dor,l^cco il mio crude! nemico.
s*ode un tiro di canncrti
Ah che psnenXa smara l
Che baib ro momcptc !
No che del mio tormento
Non sente alctin pietà.
« 5 Si spezza il cor ne! seno
In sì funesto istatfte.
Di quanti affanni è pieno
Questo spietato dì !
Cier. Deh prendi un altro amplesso f
Vieni al mio seno , o figlia »
Perdona a un padre oppresso
Se il suo dover compi,
Vir. Crudeli, ornai cessate.
Che con le vostre pene
Gii afFmni raddoppiale
AI misero mio cor.
£ar. Spira pirpisio il vento.
Virginia srl s*aitende.
JDor. Padre crudele e barbaro !
Vir. Toglietemi rapitemi.
CUr. Privo di , mia speme.
Di me che mai saià! ^ ^
Èor, AT^i^mo.
Dor, Lisciatela.
Tutti Fermatevi, a voi tornerà,
Dor, • Che ria crudeltà! Bordone Zabi^ e Mori
la prendono per portarla vìa a fì»r;^(i
Vir. Addio..... mio padre....
Addio mie... i ddio..,.
P<irte mei^a sostenuta dai marinari con
La Bordone e Zahi^ Margherita accampa-^
fna CUrmont^ e Domingo trattime Dorvétl
che vorrzbbe feguitz:- a for^a Virginia.
Dvr, Tiranni s pierati ^
Che ria crudtltà!
Cler. Qntst' alma dclente
Miucando mi va.
a 3 Cmemu, felice a voi tomeià.
Riva del mare. Da unaparté innalza una
rocca praticabile. Notte. Luna, che spuma.
Il Ciclo nuvcloso.
Servii con altri uomini f e insieme DamingQ^
Ber. J\ì travaglio d travaglio,
O buoni amici,
L' ufficiale del porto teme una tempefta;
Andate.,., andate.
Accendete de* fuochi
Acciò i vascelli, se tessero in periglio,
Venghino a (queste arene
Per sollevarli da' travagli e p^ne. farte
Pronti a* suoi cenni si-mo.
Soccorrer gl'infelici
Comanda umanità ;
All'opra all'opra andiamo.
partomy t vanno sulla rocca^dovU Servii
SCENA XI.
All'opra all'opra andiamo.
SCENA XIL
Lampi , e tuoni.
Dorvalf e Clermonu.
Dor. C3himè ! Pho presagito :
11 eie! non acconsente
Che Virgima sen parta;
E ^'GÌ, p dre cfudelv
. CUr, Ah ! per pietà, se non vuoi làmia morte,,.
Non accrescer?: affanni all' alma mia..,,
/7(7r. Affanni ? adesso * afiànni ?
Or^vevate sentirli
N: ! d' nirle il permesso,
elenio gliel' ho concesso
Pe^ suo, pel comun bene;
Non angustiare co* rimproveri tuoi
I/afH tro genitore. Taci ^ se puoi, - -
Figlio^ se brami
Mia cruda sorte.
Uccidi un misero.
Ma non parlar.
Don FiP'lio mi chiami,
E vuoi m a morte?
Non so resistere ,
Mi fai gelar.
A 1 Ah! troppi spasimi
^ Tu costi amore;
Per te quest' anima
Sento mancar. jparu CUr man
SCENA xni.
3^
Grati tempesta di màrè ; si ve4ranD0
vascelli immergersi heir cn3 e. -
Margher:ta. ÈsrvU su U roècà tò^ Mori^ che
travagliano ^ con corda^^ì € tàVole^ É>orval^
€ Domìnp^ indi tutti a suQ timpo»
A/tfr.'Figlio, pur ti ritfovo ..„
JS^r Amici crescete fuoco ai. fuoco;
Io SCI prò du.^ vascelli
' Che lottano cotttro la ónde-
Dor.àhl cara maJre mia.
Lo sentite? Èi parla di vascelli
Afar.Figiio siegu>mi alia nostra abiiazicte.
Dor.P t caiità lasciatemi
Qui in attenzilpne.
Ber. li vascello del Governatóre I
Dór.iJci sign r de la Boi doni?
5er.L* albero maeftro è torto.
Par. Sentite qual spaventevole rumtìtc.
Alma , coraggio
Ad eseguire quanto ti dite iì còre.
iVfar.Figlio , che tenti di fare ?
D^r.O salvare il mio bene ,
Oppur morire,
^o?3i,Anch' io vo' seguir la sua s6rte.
Dorval monta su lapih alta cimaddla roc&A
i precipitosamente si getta in mare^ Do-
mingo fa lo stesso ; la burrasca i in tutto,
il suo pik terribile prospetto. I Mori ^^r*
tana in mare tavole e corde ; si vede il
vafc^lU dil taBordpnì ^Qìtiif^mtQ itspr^^
mente dalVonié^ sen^ aìheri e sen^a vele.
- Jn questo,temj)oJa scena ora viene illumi^
'natada cpniinui lampi, ora estremarninte
assicurata dalle tenehrè più spaventevoli;
<unfulmìn0^ cade sopra ilvascAlq.. lojpei^a^
. _ e Virginia viine inghiottita daW onde ^ min-
Jre gli altri tentano di salvarsi nella lan-
da^ tutti SI disperdanole quando in mare
fton si vede piìi nessuno^ il Coro prorompa
e dice:
' 'O'quai funesta sorte!
O inev»orahil morte !
Ahimè che l'infelice
• Priva di vita è già.
Mar.'¥ì%\xo,',/. DoTvaL... oh Dio!
" Ah ! in mezzo al dolor
Mi perdo anch* io.
La prò cella si va calmando^ t&nia a fivsf
vederxJaZi^a^i e s^illmnina il Ttatro
C/er, Figlia, mia cap figlia, *
^h J .di Dorvallé avessi
Abbracciato una volta
l buon consigli.
Afar. Ambidue ijui siamo
Senza figli.
Cler.Oh. padre il più desolato?
O i putii pianto .!
Za^. Signore.,,,, signore.... frettelos9
Mar k\i Zabi amato 1
^ah» E* viva , è viva ,
Io vi piego signora!
E' viva, è viva, ^
Calmate il ptarito.
t/e>. Oh giusto del! e c^me mai?
Zah, Sopra un pezzo di tavola
Virginia ho sostenuto,
È m' è riuscito d* aggraffiate
Anche Dorvallc.
Ecco Pajuio c^e^ bravi isolani.
Eccoci sani , e terminar gli 2lSkmh
Mar.E dove.... e dove son per ora?
C/er.Dòve si son fermati v?
^aè. Nella casd d'un vecchio
GP hanno portati
Per mutarli, vestirli , e ristorarli ;
E qui tosto verran a consolarvi •
Oh !,.o. eccoli eccoli.
C/fr. Figlia mia ! cara figlia ?
iVfar .Dorval mia bella speme ì
a i Oh portento del ciel I
Dom.Ohì mi con3olo del vostro
Buon arrivo :
Veramente un tal viaggio
E' stato un po' cattivo^
TttmNoi tutti giubÌ3Ìliamo
Per la vostra salvezzac
Vir, Io salva sono ,
I vostri prieghi alfine
Accolse il eie! pietoso*
BcToOt che salvi qui siete.
Al mare infiio
Non V* esponete più ;
Clermonte amato ,
Dareste voi la figlia
Al tenero Oorvalle ?
C/^r.A nodo tal difficoltà
Non trovo.
'ì
Dor.Olì desiata sorte!
Cara Vjrginia mit
Del tentr»» amor tuo
Donam.' un pegno.
Vin Ed eccoti la m.n ,
Eccoti il segno.
Sciò qual tu mi vuoi
la o^ni evento ,
Sirò 'a tua speranza
Il tuo conter^to.
Don Tanta gioia al cor mi sento,
Qjal conforto qual contentt
Questo t mro momento
Quante pene fa scordar l
Vir, Qui', piacer m'inonda Ji seno !
Più non chiedo ai ciel pietoso^
Caro padre, amato sposo.
Io non so che mai br mar.
CUr. Figli amati , nel vedervi
Tutt* amore , e tutto affetto
Tutti Dal contento e dal di] ato
S nto il core a giubbilar ;
Questo tenero momento
Qur:nte pene fa scordar !
Dot. Con Ja ( cg. Amor discenda
Sì bel giorno a coronar.
Tutti Nè m i più sì rea viccnd*
Ci ritorni a funestar.
Fini iil Drammé.
A M I N T A :
PERSIOUITATO
DA CIRCE
SALLO FAVOLOSO PANTOMIMO
m TRE ATTI
COMPOSTO E DIRETTO
DAL SIGNOR LEOPOLDO CAMPILL?
DA RAPPRESENTARSI
NEL TEATRO DI S.A.S. IL SIGNOR
PRINCIPE DI CARIGNANO
Ntl Carnovale del 1799
Al rispettahilissimo Pubblico
LEOPOLDO CAMPILLI
J^Qveudo io esporre ^pubblicamente
in scena un ballo da me composto^
che ha per titolo Atninta perseguitato
da Circe^ io non pretende di mettermi
al pari di que* grand^ uomini > d^un
immaginoso Fietrot^ d^un ragianatù
Angiolini ^ d'' un spiritoso DeNovver^
di un seriosa Vesfris^ e di un dili-^
catissuno Pick , che rinnovarono il'
pensamento e lo splendore degli an^
tichi tempii ma intento soltanto di
correr dietro alla luminosa carriera^
che aprirono i suddetti per chi am^
bisce imitarli y spero che rindulgen:j^a
di questo rispettabilissimo Pubblico
Condonerà alt insi/£icien:j^a mia^ ed
avrà presente soltanto il vive- desi^
derioy che ho di servirla.
PERSONAGGI
AMINTA giovine pastorello amante di
// signor Giacùmo Gentili
ISMENE giovine pastorella
La signora Gioanna Campillì
CIRCE Maga amante non corriiposta d' Aminta'
ÌLa 'signora Rachele Spazia
AMORE
// sipior Pietro Campìlli
Khxì Amorini
Una truppa di genj e ninfe
Una truppa di furie
ATTO PRIMO
39
Campagna , che termina in un Bosco sul pendU
d'una collina \ nella valletta vede si un albao
piedi del quale un sediU coperto d* erbette p
t di fiori , alla parte opposta vedesi ara accesa^
sopra la quale i/ e desi il simiilacro d* amore^
truppa di genj, e ninfe ornate di ghir-
lande , e fiori ; questi saranno situati in dif-
ferenti attitudini, formando una graziosa
danza, pieni di venerazione implorano il si-
mulacro di Cupido per ottenere la sua pio-
tózione : in fine tutti depongono le loro ghir-
lande sull* ara , e con segni di gioja tutti
uniti partono.
Aminta col suo flauto va ricercando la sua
amante , e attendendola s' occupa a formare
un trofeo del suo flauto con ghirlande di fio-
ri , ^ o^tia 1' albero, incidendo sopra lo
stesso il nome della sua pastorella.
Impaziente di rivederla va sulb collina v
guarda all' intorno , e tra il folto degli alberi
non iscorgendoia , ritorna , e va di.^pera ; va
a piedi dell' ara, pregando il Nume , accid^
faccia venire la sua amante ( qui si sente
dentro il bosco la voce d' Ismene ) corre
Aminta ad incontrarla , e quando da lungi
la vede cangia pensiero , e va tosto a celarsi.
Ismene giunge al luogo indicato , e non
trovando ivi Y amante, è sorpresa dalla tri'
stezza , lo crede infedele, e si lagna cella
incostanza. Dopo avere con mesti sguardi
4<5
considerato^ lì differenti oggetti , che la cir*
confano, si arrestiiPO i suoi sguardi sopra il
trofeo formato da Aminta , riconos ce , che
l'^amante è fedele, distacca dall* albero i!
flauto, e cnn giubilo più volte lo bacia: lo
limette indi al suo posto , siede , ed atten-
dendo 1? oggetto adorato , che non vede ve-
nire , dubita di quclche stratagemma , e fin«
ge di addormentarsi. Aminta ritorna a lento
ppsso , la crede immersa nel sónno , e coglie
quest' occasione per dar^e nuove prove dell*
amor suo. Neil atto di toccarle le mani ella
si sveglia , mcsira d* essere sdegnata , e gli
dice d' allontanarsi. Aminta finge di non cu-
rare un tal cenno, e fa sembianza di partire.
Vorrebbe Ismene comparire indifferente, ma
vedendolo separarsi da lei, gli corre appresso;
10 scaltro pastorèllo s'accorge dell'emozio-
ne d* Ismene , e sorride. Confusa ella d'aver
fatti i primi passi, s** ne ritorna, e nel mo-
mento , che vuol sedere. Aminta che la se-
fjue inosservato, la riceve fralle sue bracciao
smene retrocede lagiiandosi scherzosamente,
indi cede , e dimostrano insieme danzando
11 loro eriubilo : slla jSne siedono entrambi»
Qui ritornano i pastorelli, vedono i due le-
iici amanti , e fanno loro omaggio. Ismene^
ed Aminta sbalzano, abbracciano tutti, c con
gran giubilo intrecciano la loro danza. U ciclo
luona , e la maga Girce discende nel suo
carro tir t^^ da due draghi alati: le pasto elle
fuggono ripiene di spavento, ma Ismene,
ed Aminta sono impediti dslla mag^ , che
li c ©stringe ad arrestarsi. Circe che pià volte
era stata, nel villaggio aveva sentito' il più
tenero amore per Ailiinta , e non potendo
vincere la sua passione , vedesi obbligata a
dichiararla. I di lui replicati rifiuti irritano
ia sua collera ; sdegnata ella lo minaccia, ed
invoca l'inferno. Le farie accorrano alla sua
voce , e rie attendono gli ordini.
In questi terribili momenti non rimane ai
due sventurati amanti, che la speranza d'im-
plo|:ar6 la clemenza di Circe , la quale solo
asc®Itando il geloso suo furore , comanda \
che sieno separati : le furie si precipitano su
quelle vittime sventurate colle attitudini le
più minacciose. Gli amanti cedono alla fine,
e cadono in braccia dèlie furie , che gli stra-
scinano altrove seguendo la loro sovrana : ri-
tornano a lento passo le pastorelle, e non
ritrovando più Aminta , ed Ismene, mostra-
no un estremo dispiacere , e risolvano d'an-
dare in traccia di essi , e tutte unite pirtono.
Deserto spaventevole con alte rupi scoscese in
prospetto, a sinistra una torre c§n votatine di
fuoco aW intorno.
V-^omparisce Ismene nell'alto di detta torre
attendettdo fra' gemiti la fine di sua sorte.
Circe arriva seguita da Aminta condotto dalle
fnrie ; ella gli mostra la torre, e l'anima
del fedele amante freme sull'orrido pericolo
d' Ismcae; Circe gli fa comprendere , che
ATTO SECONDO
41
sola mt^zo di salvarla si è Paccòndiscen-^
derc a* suoi disegni. Ismene dallValto non
temendo , che per 1* amante , gli fa segno
di cedere ai le brame di Circe, ma Amima
rifiuta ogni proposta, e si risolve piuttosto
pLiire^ che mancare a' suoi giuramenti. Circe
diventa più furiosa ^ ed ordina alle furie di
trasportailo sulla cima d' una rupe , ed ivi
attaccarlo : aefit=:^ta però ella dair amore , e
dal furore, cede al primo, e si calma : ascen-
de sopra un* Itra rupe vi :ina , propone ad
Aminta per V ultima volta di salvare entrambi
a condi^Jont: , eh* ."gli le dia la mano, ed il
cuore. Aminta non P ascolta , e disdegnoso
vo^ge altrove il passo ; a quest* ultimo o!*.
iraggio s'acceride la magra d*un estr-^mo fu-
rare , ed ordina alle fuiie d* entrare nella
torre , ed incendiarla. Si distaccano alcune
J>ietre della torre, e ne escr no le fiamme
da tutte le p-rti: n^ l momento che la torre
crolla comparisce Amore con quattro amori-
ni suoi seguaci , sente la p ù viva ccmpas-
.sione al pericolo de' due amanti , ed invia
gli amorini al loro soccorso. Si v<' lge indi
a Circe, limproverandole la sua tirmnia. In
questo si veggono Aminta , ed Ismene .tra-
sportati rell* aria in mezzo a detti amorini»
p^rò divisi r uno dall' altro. Circe vedendo
che Amore si è armato a suoi danni cambia
il suo sdegno in dolore, e disperazione,
batte il suolo colla vérga magica, e compa-
risce quindi il suo carro unitimente alle
fiuic , che corrono a farle circolo: siede la
maga sul carro, e viene rapidamente ira-
' spoi^isa altrove, te furie dopo alcuni passi
ballabili paitono insieme.
ATTO TÈRZO
Una dolce srmonu annunzia l' arrivo di
amore , il quale discende in un lucido nu**
volato , che copre tutto il lestrc. Comparisce
Aminta accompagnato da due amorini j e nei
vedere il suo liberatore si getta a' suoi^piédi
chiedendogli la grazia di fargli rivedére la
sua cara Ismene. Amore lo abbraccia , é dà
or-dine agli amorini di condurle la pastorella.
Qui le nubi si dilatano alquanto , e lasciano
scorgere Ismere , la quale liposa S( pra un
letto di fiori. Rinvenuta ella dal suo incan-
tesimo corre a precipitarsi nelle braccia del
$no amante; rendono entrambi omaggio ad
Amore, che gli unisce insieme col nodo d*
Lneneo. Il benefico Nume ordina alle nubi
di dileguarsi , ed esse dolcemente rimontano
e lasciano vedere un superbo giardino , che
termina in una terrazza m forma d'anfiteatro
contornato di bakusti tf di marmo bianco,
adorne dì vasi. N 11* alto vedesi un piccolo
piane 6>ve è posto i' tempio d'Amore in for--
ma dì rotonda , con piedestallo in mezzo ,
su cui va a porsi Amore accompagnato dalfa
coppia dianzi resa felice*
ti fondo del teatro è terminato in vari pen
folate ; fra questi si vedono i g^nj dell'uno,
e deli'aUro sesso con ghirlande di fiori, che
discendono a due a due , celebrando con
lieta danza 1« fcsti 4'Amo£e. Le imm% d^ì
44 • .
campi , come pure <|uc!l.c dei boschil
no ad essere spettatrici di questi gì\|f
iiocenti , c termina il bal|o in un
^cnerale^